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EMIGRANTI
16 Febbraio 2008 - 20:45 - 22:00
EMIGRANTI
di S. Mrozek
Regia di Gaddo Bagnoli
con Igor Loddo e Andrea Magnelli
Organizzazione generale Francesca Audisio
Produzione Scimmie Nude
Lo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano.
Spettacolo non più in repertorio.

Questo testo estremamente comico, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti, due uomini prima di tutto.
I loro discorsi, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna, oltre al precario alloggio, è il fatto che provengono dallo stesso paese.
AA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”
XX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli), istintivo e probabilmente di famiglia contadina, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA, infatti, lo ammonisce:
-“ Laggiù sei schiavo dello stato, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.”
Una disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate, che a tratti lascia l’amaro in bocca, infatti le loro incomprensioni, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra, ma soprattutto per i propri affetti lontani.
Ma è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità, mostrano tutto il loro spessore drammatico, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime.
EMIGRANTI
di S. Mrozek
Regia di Gaddo Bagnoli
con Igor Loddo e Andrea Magnelli
Organizzazione generale Francesca Audisio
Produzione Scimmie Nude
Lo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano.
Spettacolo non più in repertorio.

Questo testo estremamente comico, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti, due uomini prima di tutto.
I loro discorsi, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna, oltre al precario alloggio, è il fatto che provengono dallo stesso paese.
AA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”
XX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli), istintivo e probabilmente di famiglia contadina, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA, infatti, lo ammonisce:
-“ Laggiù sei schiavo dello stato, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.”
Una disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate, che a tratti lascia l’amaro in bocca, infatti le loro incomprensioni, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra, ma soprattutto per i propri affetti lontani.
Ma è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità, mostrano tutto il loro spessore drammatico, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime.
