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SUMMARY:IL MARE
DESCRIPTION:IL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\n Organizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studio sull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \nIL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\nOrganizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nINTRODUZIONE \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studiosull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \n 
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