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DESCRIPTION:  \nALIENI \nTESTO E REGIA Gaddo Bagnoli\nPRODUZIONE Scimmie Nude\nATTORI Angelo Bosio\, Ermelinda Ҫakalli\, Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli\,  Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nMUSICHE Sebastiano Bon e Francesco Canavese\n \nLo spettacolo è stato presentato sotto forma di studio il 3 maggio 2012 col il titolo “Sconnessioni” al Teatro della Contraddizione di Milano e ha debuttato nella sua forma definitiva con il titolo “Alieni” il 30 ottobre 2012 al Teatro Out Off di Milano. \n \nAlieni\, in pima nazionale all’Out Off dal 30 ottobre al 4 novembre 2012\, è uno spettacolo con 6 attori\, che tenta di indagare il rapporto tra l’individuo e la società\, attraverso un linguaggio del tutto originale. \nDopo la Trilogia d’Indagine sull’uomo e sulla sua intimità\, che ha impegnato la compagnia per quattro anni\, il nuovo progetto ha visto la luce a maggio 2012\, ed è stato presentato sotto forma di lavoro non compiuto al Teatro della Contraddizione. La produzione è ora pronta per andare in scena\, e le Scimmie Nude affrontano per la prima volta il problema del rapporto tra gli individui\, tra il singolo e gli altri.\nCosa succede all’uomo\, quando si mette in relazione con gli altri? Quali sono le sue reazioni? Come struttura la sua vita? Il progetto di ricerca Alieni\, tenta di indagare questo conflitto\, esplorando la capacità dell’uomo di adattarsi (o meno) a quello che la società gli impone. Questa indagine viene condotta con gli strumenti tipici della direzione artistica Scimmie Nude\, che da anni\, attraverso il proprio studio teatrale\, analizza l’Uomo per studiarne il comportamento\, la sua reattività animale e i rapporti reciproci con l’ambiente esterno. \nI sei personaggi senza nome di Alieni\, avvinti e sperduti in un coro metropolitano\, cominciano da una sensazione di distacco individuale dagli altri. L’essere sociale e l’essere individuale sono due realtà ben distinte ma interconnesse tra loro. I personaggi si cercano\, si inseguono\, ma ad un tempo si evitano nell’indifferenza e nella crudeltà più assolute. Essi si stringono in cori d’insieme e poi si abbandonano all’isolamento e alla solitudine. Attraverso i loro intrecci scenici\, vivono il loro perenne stato di disequilibrio sociale e personale. Per non sentirsi un semplice ingranaggio di una società nella quale non si rispecchiano mai fino in fondo e per garantire un’esistenza riconoscibile a se stessi e agli altri\, vogliono differenziarsi e mettersi in evidenza anche in maniera esagerata\, estrema e bizzarra. Attraverso questo comportamento riescono a mantenersi ‘a galla’ con una certa autostima. \n“In questa ricerca sta maturando il pensiero che l’esistenza umana nella sua pratica si consumi in questa eterna lotta tra l’individualità e la socialità – dice Gaddo Bagnoli\, regista e autore dello spettacolo – L’essere per sé e l’essere per gli altri dipendono reciprocamente l’uno dall’altro in quanto scopo e mezzo. Il desiderio dell’uomo di piacere al mondo e di essere stimato è fondamentale per potersi riconoscere.” \nI personaggi di Alieni hanno il problema di fondersi e allo stesso tempo di distinguersi dal proprio gruppo di appartenenza sia esso intimo (famiglia e amici) o sociale (lavoro\, religione\, sport\, eccetera).\nL’idea è che la conflittualità e l’inconciliabilità di tali esigenze non escluda il loro reciproco stretto legame e che in ognuna di esse sia insita la condizione dell’esistenza dell’altra.\nAncora una volta solo l’amore e l’accettazione possono rappresentare una via d’uscita da questa antica lotta di affermazione e di libertà\, che oggi prende sempre di più i contorni di un egoismo rabbioso\, cieco e disperato. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Le varie forme di aggressività intersoggettiva\, o fra il soggetto e la moltitudine (gli “altri”\, gli “alieni”)\,  \ne le strategie di convivenza (amicizia e amore compresi) necessarie per continuare ad esistere\, \n  vengono narrate in scena con linguaggi corporei stilizzati  ed espressivi” \nLa Stampa \nhttpv://youtu.be/WcU3wCAiaLU \nREPLICHE  \nStagione Sperimentale Europea 2012\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Out Off\, 2012\, Milano \n  \nALIENS \nDIRECTED BY Gaddo Bagnoli\nPRODUCED BY Scimmie Nude\nACTORS Angelo Bosio\, Ermelinda Ҫakalli\, Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli\,  Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nORIGINAL MUSIC BY  Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nEVENT MANAGEMENT Scimmie Nude \nThe show was performed in Milan at Teatro della Contraddizione  as a work in progress called  “Sconnections” in  May 3rd 2012. The definitive premiere with thw title Aliens  was in  October 30th 2012  at Teatro Out Off in Milan. \n \nAfter the Trilogy of Research on Man and his intimacy\, on which the company has worked for four years\, for the first time the Scimmie Nude tackle the relationships between people\, between the individual and others. What happens to Man\, when he relates with others? What are his reactions? How does he structure his life? The Aliens research project attempts to investigate this conflict\,  exploring Man’s ability to adapt (or not) to what society forces onto him. \nThis investigation is carried out with the tools that are typical of the Scimmie Nude artistic direction\, who for years\, through their own theatrical studio\, have analysed Man in order to study his behaviour\, his animal reactivity and the reciprocal relationships with the external environment. The form of scenic action developing in this direction is “cruel”. A perverse action\, against the coherence of the naturalistic “speech”. The ambition is that of referring to the body that which one would want to say in words. Only our body and the physical contact with other people will allow us to ‘live’\, because we do not have a body\, we are our body. Again\, love and acceptance only can represent a way out from this ancient struggle for achievement and freedom that is becoming more and more similar to furious\, blind and desperate egotism. \nOften as we walk down the street or travel by train or on the metro\, when we are in a crowded public space\, a feeling of “otherness” emerges in us towards the others\, as if we were surrounded by strangers\, by aliens. The six nameless characters of this performance\, captivated and lost in a metropolitan choir\, start here\, from this feeling of individual detachment from others. Our social being and  our individual being are two distinct and yet interconnected realities. Our characters search for each other\, follow each other\, but at the same time avoid each other in absolute indifference and cruelty. They gather close in collective choirs and then abandon themselves to isolation and solitude. \nRelationships with other people feed and develop our journey on earth in all directions\, and partially determine our personality. The animal Man is genetically programmed not to live alone: we could not be born\, grow up\, develop feelings and intellect outside a social context. We are at the same time independent and conditioned by others. \nOur characters\, souls of the world\, show themselves in moments of life: love\, friendship\, politics\, solidarity\, confrontations and choices but the consciences of our characters\, the individual and social ones\, often clash. We’ve come to think that the practice of human life is burning itself out in this endless struggle between individuality and sociality. Being for oneself and being for other people depend on each other since they’re at the same time aim and means. We love to think that the conflict and incompatibility of these rival needs do not exclude their mutual bond\, and that each determines the other’s life. \nIn fear of contact with others\, so cumbersome and compromising\, we objectify social relationships and to protect ourselves from the invasion (alien to us) of others we distance ourselves and dig a trench that cannot but begin a personal war against the world\, or worse\, a form of indifference that leads to solitude and isolation. We do not wish to feel like we’re merely a cog in a society that does not really represent us\, but wish to live a life which we and our dear ones can call our own: that’s why we want to be different\, and draw attention on us\, even excessively\, extremely and weirdly. This kind of behavior will let us survive while keeping our self-esteem. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Le varie forme di aggressività intersoggettiva\, o fra il soggetto e la moltitudine (gli “altri”\, gli “alieni”)\,  \ne le strategie di convivenza (amicizia e amore compresi) necessarie per continuare ad esistere\, \n  vengono narrate in scena con linguaggi corporei stilizzati  ed espressivi” \nLa Stampa \n\nRERUNS \nStagione Sperimentale Europea 2012\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Out Off\, 2012\, Milano \n  \n 
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SUMMARY:I CENCI
DESCRIPTION:I CENCI \ndi Antonin Artaud \nAdattamento e regia Gaddo Bagnoli\nCon Angelo Bosio\, Michela Bologna\, Eri Cakalli\, Paola Figini\, Claudia Franceschetti\, Federica Garavaglia\, Elena Lietti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Stefania Morino\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\, Tania Ricciardi\, Eleonora Zampierolo\nCo-produzione Atélier Scimmie Nude – Federica Maria Bianchi \n \n\nLo  stile “crudele” delle Scimmie Nude  che si ispira all’opera di Artaud\, nasce come ricerca di un nuovo percorso teatrale che tocchi le  radici più intime dell’attore attraverso il rigore del lavoro sulla propria intima reattività creativa e sui temi che egli affronta.\nIl teatro della crudeltà presuppone una crudezza dell’attore verso se stesso per aprire il proprio cuore e per essere onesto\, sincero e puro nei confronti del pubblico\, attraverso lo spettacolo delle sue azioni e delle sue parole. \nL’attore graffia il suo cuore grazie alla propria apertura intima teatralizzandola\, diventa il tormento di se stesso: sia comico che tragico.\nLa parola crudeltà deve essere intesa in senso lato e non nell’accezione fisica e rapace che di solito le si attribuisce. Dal punto di vista dello spirito\, crudeltà significa rigore\, applicazione e decisione implacabili\, determinazione irreversibile\, assoluta. L’attore nutre interesse per tutti i momenti limite della vita\, ad esempio per i sogni\, le visioni crudeli\, i pensieri cattivi\, eccetera\, che devono essere anch’essi teatralizzati\, cioè tradotti in partitura di scena.\nInfatti i sogni \, le visioni\,  gli incubi e quant’altro\, sono estremi come l’intima realtà della scena\, dove l’artista organizza la propria reattività e vive davvero come un sapiente animale: una scimmia nuda. \nLo spettacolo \nI CENCI\, tratto da una storia vera\, viene scritto da Artaud come testo che concretizzi la sua idea di ‘dramma crudele’. L’azione è ambientata a Roma\, nel 1599.\nIl Conte Cenci\, dopo aver commesso un delitto\, è riuscito a sfuggire al carcere grazie alla mediazione di Camillo\, che intercedendo presso il papa\, commuta la sua pena in una confisca di terre. Ma Cenci è ben lungi dal pentimento: travolto dal suo stesso furore distruttivo organizza un ricevimento durante il quale festeggia la morte dei suoi figli  minacciando tutti gli invitati\, poi\, interpretando fino in fondo il suo ruolo di  anticristo\, torturerà la moglie Lucrezia e violenterà la figlia Beatrice…\nPer Artaud la responsabilità individuale del male e dell’ingiustizia si propaga all’ intera società. Nessuno è innocente se non reagisce con coscienza e libertà alle forze del male. Vittime e colpevoli sono risucchiati dallo stesso gorgo d’infamia e di morte.\nEsiste in una società una data quantità di “male” latente che si localizza su di uno o più individui corrompendo poi tutte le anime di quel popolo\, nessuno escluso. Due allora sono le soluzioni possibili: o una distruzione totale o un’estrema purificazione. Noi\, oggi\, di fronte a tanta violenza\, nutriamo la segreta speranza per la seconda soluzione. \nIl lavoro de I Cenci è nato dall’Atélier Scimmie Nude 2010/2011 ed è diventato una nuova produzione della compagnia. L’Atélier ha l’obiettivo di continuare la ricerca in atto nelle Scimmie Nude\, unendo tra loro professionalità diverse che abbiano voglia di sperimentare un nuovo modo di fare teatro\, che nasce\, cresce e si sviluppa a partire dalle innovazioni e suggestioni di Gaddo Bagnoli che vengono applicate poi praticamente nel lavoro d’attore. L’Atélier rappresenta una fucina per la scoperta di nuovi giovani talenti da affiancare agli attori stabili della compagnia. \n \nI CENCI \ndi Antonin Artaud \nAdattamento e regia Gaddo Bagnoli\nCon Angelo Bosio\, Michela Bologna\, Eri Cakalli\, Paola Figini\, Claudia Franceschetti\, Federica Garavaglia\, Elena Lietti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Stefania Morino\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\, Tania Ricciardi\, Eleonora Zampierolo\nOrganizzazione e ufficio stampa Francesca Audisio\nCo-produzione Atélier Scimmie Nude – Federica Maria Bianchi \n \nIntroduzione\nLo  stile “crudele” delle Scimmie Nude  che si ispira all’opera di Artaud\, nasce come ricerca di un nuovo percorso teatrale che tocchi le  radici più intime dell’attore attraverso il rigore del lavoro sulla propria intima reattività creativa e sui temi che egli affronta.\nIl teatro della crudeltà presuppone una crudezza dell’attore verso se stesso per aprire il proprio cuore e per essere onesto\, sincero e puro nei confronti del pubblico\, attraverso lo spettacolo delle sue azioni e delle sue parole. \nL’attore graffia il suo cuore grazie alla propria apertura intima teatralizzandola\, diventa il tormento di se stesso: sia comico che tragico.\nLa parola crudeltà deve essere intesa in senso lato e non nell’accezione fisica e rapace che di solito le si attribuisce. Dal punto di vista dello spirito\, crudeltà significa rigore\, applicazione e decisione implacabili\, determinazione irreversibile\, assoluta. L’attore nutre interesse per tutti i momenti limite della vita\, ad esempio per i sogni\, le visioni crudeli\, i pensieri cattivi\, eccetera\, che devono essere anch’essi teatralizzati\, cioè tradotti in partitura di scena.\nInfatti i sogni \, le visioni\,  gli incubi e quant’altro\, sono estremi come l’intima realtà della scena\, dove l’artista organizza la propria reattività e vive davvero come un sapiente animale: una scimmia nuda. \nLo spettacolo \nI CENCI\, tratto da una storia vera\, viene scritto da Artaud come testo che concretizzi la sua idea di ‘dramma crudele’. L’azione è ambientata a Roma\, nel 1599.\nIl Conte Cenci\, dopo aver commesso un delitto\, è riuscito a sfuggire al carcere grazie alla mediazione di Camillo\, che intercedendo presso il papa\, commuta la sua pena in una confisca di terre. Ma Cenci è ben lungi dal pentimento: travolto dal suo stesso furore distruttivo organizza un ricevimento durante il quale festeggia la morte dei suoi figli  minacciando tutti gli invitati\, poi\, interpretando fino in fondo il suo ruolo di  anticristo\, torturerà la moglie Lucrezia e violenterà la figlia Beatrice…\nPer Artaud la responsabilità individuale del male e dell’ingiustizia si propaga all’ intera società. Nessuno è innocente se non reagisce con coscienza e libertà alle forze del male. Vittime e colpevoli sono risucchiati dallo stesso gorgo d’infamia e di morte.\nEsiste in una società una data quantità di “male” latente che si localizza su di uno o più individui corrompendo poi tutte le anime di quel popolo\, nessuno escluso. Due allora sono le soluzioni possibili: o una distruzione totale o un’estrema purificazione. Noi\, oggi\, di fronte a tanta violenza\, nutriamo la segreta speranza per la seconda soluzione. \nIl lavoro de I Cenci è nato dall’Atélier Scimmie Nude 2010/2011 ed è diventato una nuova produzione della compagnia. L’Atélier ha l’obiettivo di continuare la ricerca in atto nelle Scimmie Nude\, unendo tra loro professionalità diverse che abbiano voglia di sperimentare un nuovo modo di fare teatro\, che nasce\, cresce e si sviluppa a partire dalle innovazioni e suggestioni di Gaddo Bagnoli che vengono applicate poi praticamente nel lavoro d’attore. L’Atélier rappresenta una fucina per la scoperta di nuovi giovani talenti da affiancare agli attori stabili della compagnia. \n  \n \n 
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SUMMARY:EMIGRANTI
DESCRIPTION:EMIGRANTI \ndi  S. Mrozek \nRegia di Gaddo Bagnoli\ncon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nQuesto testo estremamente comico\, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico\, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti\, due uomini prima di tutto. \nI loro discorsi\, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna\, oltre al precario alloggio\, è il fatto che provengono dallo stesso paese.\nAA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa\, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo\, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo\, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”\nXX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli)\, istintivo e probabilmente di famiglia contadina\, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA\, infatti\, lo ammonisce:\n-“ Laggiù sei schiavo dello stato\, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.” \nUna disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’\, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’\, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate\, che a tratti lascia l’amaro in bocca\, infatti le loro incomprensioni\, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune\, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra\, ma soprattutto per i propri affetti lontani. \nMa è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità\, mostrano tutto il loro spessore drammatico\, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime. \n \n  \n \nEMIGRANTI \ndi  S. Mrozek \nRegia di Gaddo Bagnoli\ncon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nQuesto testo estremamente comico\, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico\, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti\, due uomini prima di tutto. \nI loro discorsi\, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna\, oltre al precario alloggio\, è il fatto che provengono dallo stesso paese.\nAA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa\, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo\, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo\, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”\nXX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli)\, istintivo e probabilmente di famiglia contadina\, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA\, infatti\, lo ammonisce:\n-“ Laggiù sei schiavo dello stato\, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.” \nUna disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’\, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’\, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate\, che a tratti lascia l’amaro in bocca\, infatti le loro incomprensioni\, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune\, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra\, ma soprattutto per i propri affetti lontani. \nMa è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità\, mostrano tutto il loro spessore drammatico\, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime.
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SUMMARY:AMLETO
DESCRIPTION:AMLETO \ndi W. Shakespeare \nregia di Gaddo Bagnoli \ntraduzione e adattamento di Gaddo Bagnoli\nCon Alessandro Chieregato\, Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\n con la collaborazione di Eugenio Allegri\nMusiche di Sebastiano Bon e Francesco Canavese \nDisegno luci di Massimo Mennuni\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio\n Produzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2003. \nSi ringrazia Eugenio Allegri  per la consulenza sull’uso delle maschere. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nIl testo di Shakespeare\, nel nostro spettacolo\, è ridotto notevolmente rispetto alla sua forma originaria. Sono assenti tutti i personaggi non essenziali allo sviluppo narrativo del dramma\, compresi Rosencrantz e Guildenstern.  \nL’interesse della regia si è concentrato sul nucleo essenziale della vicenda\, basandosi sulle precedenti edizioni del testo dell’Amleto e sugli studi raccolti sul più antico testo dell’Ur – Hamlet\,  isolando quale motore drammaturgico della storia il personaggio dello spettro che appare come elemento caleidoscopico sia per la visione che per la interpretazione degli eventi che innesca nella storia stessa; da qui la traduzione e l’adattamento di Gaddo Bagnoli.   \nIl gruppo ha lavorato inoltre con Eugenio Allegri\, che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo Amleto per quanto riguarda alcune scene sviluppando un percorso creativo sull’uso della maschera nella Commedia dell’Arte.   \nLO SPETTACOLO  \nUna doppia serie di quinte nere aggettanti incombe su un grande tappeto rosso e su pochi elementi che compongono lo spazio scenico: le 7 spade d’acciaio che danzano creando effetti di luce\, gli inquietanti kimono neri dello spettro\, il praticabile che accoglie i tamburi / trono che diventa un altro suggestivo luogo dell’azione da cui si diparte uno scivolo che diventa a sua volta l’incestuoso letto della regina e il luogo delle cadute di Amleto\, le rocce / teschio del castello di Elsinor\, i particolari tessuti dei costumi che esprimono in maniera antinaturalistica lo spirito dell’essenza dei personaggi.  \nLe atmosfere ora rarefatte\, ora potenti\, scandite dalle  musiche originali (composte appositamente per lo spettacolo e in parte eseguite dal vivo con l’utilizzo di tamburi in scena) rendono la rappresentazione carica di  momenti suggestivi in uno scorrere fluido ed emozionante.  L’alternanza di momenti giocosi e divertenti e di momenti drammatici ed intensi rendono il lavoro affascinante ed evocativo di significati concernenti l’Uomo.   \nQuello che soprattutto ci interessa di Amleto è il suo continuo interrogarsi sull’esistenza umana e sulla sua essenza\, inciampando costantemente insieme a tutti gli altri personaggi in una spirale di  contraddizioni che rendono ancora più profondo il suo dramma. La nostra attenzione è stata in particolare rivolta alla struttura narrativa della storia perché la vicenda e i suoi contenuti non risultino incomprensibili al pubblico e siano porti con semplicità a chi assiste.   Amleto rappresenta l’umanità: chi lo guarda si vede in uno specchio deformato e sa che tutta la sua comicità prorompente trasfigura tutto il suo e il nostro terrore di vivere.  \n“Chi vorrebbe vivere sopportando il peso di una vita stanca se non ci fosse l’angoscia di quel che c’è dopo la morte a paralizzare la nostra volontà e farle scegliere mali che abbiamo ad altri che non conosciamo…essere o non essere. Questo è il problema.” \n\n \nAMLETO \ndi W. Shakespeare \nregia di Gaddo Bagnoli \ntraduzione e adattamento di Gaddo Bagnoli\nCon Alessandro Chieregato\, Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\n con la collaborazione di Eugenio Allegri\nMusiche di Sebastiano Bon e Francesco Canavese \nDisegno luci di Massimo Mennuni\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2003. \nSi ringrazia Eugenio Allegri  per la consulenza sull’uso delle maschere. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \n  \n  \nIl testo di Shakespeare\, nel nostro spettacolo\, è ridotto notevolmente rispetto alla sua forma originaria. Sono assenti tutti i personaggi non essenziali allo sviluppo narrativo del dramma\, compresi Rosencrantz e Guildenstern.  \nL’interesse della regia si è concentrato sul nucleo essenziale della vicenda\, basandosi sulle precedenti edizioni del testo dell’Amleto e sugli studi raccolti sul più antico testo dell’Ur – Hamlet\,  isolando quale motore drammaturgico della storia il personaggio dello spettro che appare come elemento caleidoscopico sia per la visione che per la interpretazione degli eventi che innesca nella storia stessa; da qui la traduzione e l’adattamento di Gaddo Bagnoli.   \nIl gruppo ha lavorato inoltre con Eugenio Allegri\, che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo Amleto per quanto riguarda alcune scene sviluppando un percorso creativo sull’uso della maschera nella Commedia dell’Arte.   \nLO SPETTACOLO  \nUna doppia serie di quinte nere aggettanti incombe su un grande tappeto rosso e su pochi elementi che compongono lo spazio scenico: le 7 spade d’acciaio che danzano creando effetti di luce\, gli inquietanti kimono neri dello spettro\, il praticabile che accoglie i tamburi / trono che diventa un altro suggestivo luogo dell’azione da cui si diparte uno scivolo che diventa a sua volta l’incestuoso letto della regina e il luogo delle cadute di Amleto\, le rocce / teschio del castello di Elsinor\, i particolari tessuti dei costumi che esprimono in maniera antinaturalistica lo spirito dell’essenza dei personaggi.  \nLe atmosfere ora rarefatte\, ora potenti\, scandite dalle  musiche originali (composte appositamente per lo spettacolo e in parte eseguite dal vivo con l’utilizzo di tamburi in scena) rendono la rappresentazione carica di  momenti suggestivi in uno scorrere fluido ed emozionante.  L’alternanza di momenti giocosi e divertenti e di momenti drammatici ed intensi rendono il lavoro affascinante ed evocativo di significati concernenti l’Uomo.   \nQuello che soprattutto ci interessa di Amleto è il suo continuo interrogarsi sull’esistenza umana e sulla sua essenza\, inciampando costantemente insieme a tutti gli altri personaggi in una spirale di  contraddizioni che rendono ancora più profondo il suo dramma. La nostra attenzione è stata in particolare rivolta alla struttura narrativa della storia perché la vicenda e i suoi contenuti non risultino incomprensibili al pubblico e siano porti con semplicità a chi assiste.   Amleto rappresenta l’umanità: chi lo guarda si vede in uno specchio deformato e sa che tutta la sua comicità prorompente trasfigura tutto il suo e il nostro terrore di vivere.  \n“Chi vorrebbe vivere sopportando il peso di una vita stanca se non ci fosse l’angoscia di quel che c’è dopo la morte a paralizzare la nostra volontà e farle scegliere mali che abbiamo ad altri che non conosciamo…essere o non essere. Questo è il problema.”
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DESCRIPTION:IL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\n Organizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studio sull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \nIL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\nOrganizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nINTRODUZIONE \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studiosull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \n 
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SUMMARY:TRAGICO SUO MALGRADO – Cechov
DESCRIPTION:TRAGICO SUO MALGRADO \ndi A. Cechov \nRegia di Gaddo Bagnoli\nCon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio \nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2005 \nSpettacolo non più in repertorio \n  \nIl personaggio di Tolkakov incarna fin dall’inizio tutte le premesse per apparire come un vulcano che sta per esplodere. \nNel corso del racconto della sua infinita giornata al suo amico Muraskin esploderà in un crescendo fisico esilarante che lo renderà\, appunto\, tragico controvoglia. \nL’atto unico di Cechov si colloca quindi molto bene in diverse situazioni e scenari. Lo spettacolo si presenta come uno specchio della realtà\, poiché Ĉechov riteneva che anche se il pubblico era maggiormente interessato agli eroi e alle eroine\, alle dichiarazioni d’amore e agli effetti scenici\, nella vita reale questo non avveniva mai: il teatro doveva allora servire per mostrare ciò che faceva parte davvero delle vita reale\, ovvero il mangiare\, il bighellonare\, il giocare… \nQuesto fa parte di tutti gli atti unici di Checov che si presentano dunque come gioielli di ritmo\, agilità\, invenzione comica e nello stesso tempo come un qualcosa che presenta una leggera amarezza di fondo. \n…la mia consorte già da tempo sta di vedetta. Hai appena fatto in tempo a buttar giù un boccone che lei\, zacchete\, dà addosso a questo poveraccio: che ne direste di qualche spettacolo di filodrammatici o di una pista da ballo? Protestare non serve.…ed ecco che finalmente raggiungi lo scopo: ti spogli e ti corichi a letto. Tutto è così bello\, poetico: stai al caldo\, i bambini nella stanza accanto non strillano\, la consorte non c’è \, la coscienza è pulita…zzzzz…le zanzare!!! Una delle piaghe d’Egitto\, l’inquisizione spagnola\, maledette carogne!!…
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