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SUMMARY:Danza alla Rovescia a IT FESTIVAL
DESCRIPTION:115 compagnie\, 8 palchi\, più di 500 artisti\, 1 città: Milano! Inizia il 2 maggio la maratona dedicata al teatro indipendente ITfestival  alla La Fabbrica del Vapore Non solo spettacoli\, ma anche occasione di incontro e confronto sul teatro e sulle sfide della produzione culturale In programma anche #ityoung dedicato ai più piccoli\, #talkit\, #mentorit e tanti altri eventi collaterali! \nwww.itfestival.it \n\n \n\nLA COMPAGNIA SCIMMIE NUDE  PARTECIPA PRESENTANDO UN ESTRATTO DI DANZA ALLA ROVESCIA! \ndurata 20 minuti. \n3 maggio ore 22.30 | DANZA ALLA ROVESCIA | Scimmie Nude | spazio – Via Farini  4 maggio ore 19.00 | DANZA ALLA ROVESCIA | Scimmie Nude | spazio – Via Farini \n \nIspirato all’opera di Antonin Artaud\, è un viaggio nei percorsi criptici dell’anima fragile e crudele di questo misterioso e meraviglioso autore. Un non-luogo\, dove solo un vecchio letto di ferro\, un secchio\, un piccolo sgabello  e degli elastici rappresentano tutto il mondo esteriore ed interiore di una donna sola\, alla disperata ricerca di un senso per esistere. \nLo spettacolo  ha debuttato il 9 aprile 2014 al Teatro della Contraddizione di Milano. \n\nDANZA ALLA ROVESCIA \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli \nCon Claudia Franceschetti \nMusiche originali Sebastiano Bon e Francesco Canavese \nCostumi Ilaria Parente \nRealizzazione scenografica Andrea Cavarra \nFoto Margherita Busacca \nOrganizzazione generale Scimmie Nude \nProduzione Scimmie Nude 2014 \n\nA IT FESTIVAL LE SCIMMIE NUDE PARTECIPERANNO ANCHE ALL’AZIONE PERFORMATIVA ORGANIZZATA DAL TEATRO DELLA CONTRADDIZIONE DI MILANO PER IL FESTIVAL EX POLIS! \n4 maggio ore 20.45 | EX POLIS CALLING | Teatro della Contraddizione/Expolis Artisti Riuniti |  spazio – Piazzale \nCon la partecipazione di Richard Falco e Laura Rinaldi
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SUMMARY:DANZA ALLA ROVESCIA
DESCRIPTION:     \nDANZA ALLA ROVESCIA \nInsurrezione fisica \nuno spettacolo di Gaddo Bagnoli \ncon Claudia Franceschetti \nmusiche di Sebastiano Bon e Francesco Canavese \ncostumi di Ilaria Parente \nrealizzazione scenografica di Andrea Cavarra \nfoto Margherita Busacca \nrealizzazione grafica Studio Grafico Image \nproduzione Scimmie Nude \nNUOVA PRODUZIONE 2014 \nLo spettacolo ha debuttato il 9 aprile 2014 al Teatro della Contraddizione di Milano. \n \nUn non-luogo\, dove solo un vecchio letto di ferro\, un secchio\, un piccolo sgabello e degli elastici\, rappresentano tutto il mondo esteriore ed interiore di una donna sola\, alla disperata ricerca di un senso per esistere attraverso la rinascita del corpo. \nDANZA ALLA ROVESCIA è ispirato all’opera di Antonin Artaud ed è un viaggio nei percorsi criptici dell’anima fragile e crudele di questo misterioso e meraviglioso autore. \nE’ una indagine sul rapporto di conoscenza tra noi ed il mondo che ci circonda\, in un confronto continuo tra la vita ed il pensiero della vita. In un labirinto di rapporti\, in cui oggetto e soggetto\, forma e significato\, corpo ed anima\, vengono rimessi in discussione e alla destrutturazione del corpo si  affianca anche quella del linguaggio di “senso logico”\, a favore di una comunicazione basata su percezioni fisiche ed emotive. \nPoesia dello spazio\, del corpo\, del suono che nel cuore dello spettatore vibra leggera e potente senza bisogno del senso che rimane sospeso tra gesto e pensiero. \nIl lavoro di drammaturgia e tutta la scrittura di scena (testo e fisicità) sono nati da studi d’improvvisazione proposti dal regista e tradotti fisicamente nello spazio dalla creatività dell’attrice\, che si muove nello spazio onirico ed allucinato del mondo poetico di Artaud\, in un  luogo che ci ricorda\, forse\, la stanza del manicomio di Rodez dove Artaud è stato segregato\, ma anche la stanza di Van Gogh\, le camere d’albergo di Rimbaud e Verlaine\, o un qualsiasi altro luogo dove un’anima sola combatte gli spettri della propria esistenza. \nLe Scimmie Nude tornano  al Teatro della Contraddizione e confermano un rapporto di ospitalità artistica che prosegue ininterrotto dal 2008 e dopo spettacoli  di gruppo  che hanno visto sempre in scena gli attori storici della compagnia (Magnelli\, Olivieri\, Franceschetti)\, accompagnati anche da altri attori professionisti formatisi presso la Scuola di Teatro Scimmie Nude\, ecco ora la novità di un monologo interpretato da Claudia Franceschetti e diretto da Gaddo Bagnoli. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n“Danza alla Rovescia più che uno spettacolo è un’esperienza che coinvolge i sensi; li coinvolge e li stravolge in un corpo a corpo – macabro e vitale\, tragico e ironico – tra palco e platea.”       (Francesco Mattana\, SaltinAria.it)  \n“La parola si fa fisica come il corpo e il corpo si fa etereo come la parola\, si invertono e si fondono questi due linguaggi a crearne uno nuovo.”         (Azzurra Scattarella\, temperamente.it) \n“Uno shock interattivo tra interprete e pubblico.”      (Claudio Elli\, puntoelineamagazine.it) \n“Uno spettacolo da vivere – di pancia\, quasi – e da fruire – musicalmente\, quasi -\, più che da capire – intellettualmente -; uno spettacolo in actu.”        (Francesca Romana Lino\, fattiditeatro.it-platealmente.it) \nhttpv://www.youtube.com/watch?v=W6HERQfkLyE \nhttpv://vimeo.com/96466048 \n\nREPLICHE \n  Teatro della Contraddizione\, 2014\, Milano \nIt Festival\, 2014\, Milano \nFestival Expolis\, 2014\, Milano \n 
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SUMMARY:IL CARO ESTINTO
DESCRIPTION:IL CARO ESTINTO \ndi R. De Obaldia \nregia di Gaddo Bagnoli \ncon Claudia Franceschetti e Valentina Maselli \nOrganizzazione generale Scimmie Nude \nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 12 marzo 2005. \n\nLe Scimmie Nude\, nel 2013\, in occasione del decennale della loro attività\, hanno deciso di rimettere in scena uno spettacolo di repertorio dedicato alle donne\, espressione del più dolce intimo femminile. \nIl Caro Estinto è una delle prime produzioni Scimmie Nude\, rappresentata in molte piazze italiane. La compagnia ha scelto di riprendere lo spettacolo in una veste nuova vivificandola alla luce degli studi effettuati in questi anni e i successi riportati con la presentazione di testi e spettacoli totalmente originali. \nIl testo è del tutto al femminile. Valentina Maselli e Claudia Franceschetti interpretano Giulia\, giovane vedova di Vittorio\, e l’amica\, la signora De Crampon\, ed evocano insieme “il caro estinto”. Più il discorso e le confidenze avanzano\, più la figura di Vittorio si rivela mostruosa e ambigua\, quanto la stranezza delle due donne. Si scoprirà infatti che il morto era un uomo crudele; non solo aveva rapporti con vecchie\, bambine e uomini\, ma tra le sue innumerevoli conquiste poteva vantare anche quella della Signora de Crampon. \nLa varietà di situazioni ed atmosfere permette la realizzazione di uno spettacolo comicamente esplosivo che oscilla tra leggerezza e gravità\, come tutto il teatro di De Obaldia. Questo avviene grazie alla giustapposizione degli stili e dei generi più diversi nello spazio di una battuta. Una frase\, a volte\, basta a farci passare dal riso al pianto\, dalla leggerezza\, all’angoscia\, alla speranza\, al pessimismo. Alla svolta di una sola espressione può nascere la delicatezza\, il lirismo o la volgarità. \nCome se il riso fosse l’unica consolazione davanti a ciò che non va del mondo ed allo stesso tempo la poesia l’unico strumento di coinvolgimento e di redenzione per l’uomo. Un teatro “vivificante”\, come l’ha definito l’autore stesso\, che fa appello all’immaginazione creatrice e liberatrice\, che non si appesantisce di mode\, conformismi o didatticismi. \nLe due attrici\, forti della loro potenza espressiva\, ci conducono nella vicenda e alla riflessione più o meno severa o rassegnata sulla nostra epoca\, ma lo fanno in maniera indiretta; usando il linguaggio ed i meccanismi della follia e della fantasia assolute. \n“Ciò che più mi lega a questo splendido autore – ha dichiarato Gaddo Bagnoli\, regista della compagnia – è proprio l’amore per le donne. Obaldia conosce molto bene il mondo femminile nei tratti umani e psicologici. Egli sa quello che ci insegna la scienza; le donne usano molto di più degli uomini la parte destra del cervello\, quella creativa\, quella che comprende\, quella che spesso fa centro perché usa l’istinto. \nNoi pensiamo – prosegue Bagnoli –  e lo diciamo ridendo fino alle lacrime\, che se l’elemento femminile avesse più spazio\, forse questo pianeta vivrebbe meglio. Infatti attraverso questi due personaggi intravediamo la possibilità di ‘spostare’ il nostro ruolo in questa esistenza; magari con un pizzico di follia\, potremmo vivere più felici.” \n\n … Mi parli ancora di Vittorio. La prima volta che lo incontrai fu al funerale di sua nonna. Si ricorda del funerale di sua nonna? Che bei tempi!…Mi ricordo eccome… è lui che l’ha uccisa.!…Guardi dopo una certa età è indecente non morire. Non solo indecente\, ma immorale.…Giustissimo.… Vuole che le racconti la storia?” \n \nIL CARO ESTINTO \ndi R. De Obaldia \nregia di Gaddo Bagnoli \ncon Claudia Franceschetti e Valentina Maselli \nOrganizzazione generale Scimmie Nude \nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 12 marzo 2005. \n\n  \nLe Scimmie Nude\, nel 2013\, in occasione del decennale della loro attività\, hanno deciso di rimettere in scena uno spettacolo di repertorio dedicato alle donne\, espressione del più dolce intimo femminile. \nIl Caro Estinto è una delle prime produzioni Scimmie Nude\, rappresentata in molte piazze italiane. La compagnia ha scelto di riprendere lo spettacolo in una veste nuova vivificandola alla luce degli studi effettuati in questi anni e i successi riportati con la presentazione di testi e spettacoli totalmente originali. \nIl testo è del tutto al femminile. Valentina Maselli e Claudia Franceschetti interpretano Giulia\, giovane vedova di Vittorio\, e l’amica\, la signora De Crampon\, ed evocano insieme “il caro estinto”. Più il discorso e le confidenze avanzano\, più la figura di Vittorio si rivela mostruosa e ambigua\, quanto la stranezza delle due donne. Si scoprirà infatti che il morto era un uomo crudele; non solo aveva rapporti con vecchie\, bambine e uomini\, ma tra le sue innumerevoli conquiste poteva vantare anche quella della Signora de Crampon. \nLa varietà di situazioni ed atmosfere permette la realizzazione di uno spettacolo comicamente esplosivo che oscilla tra leggerezza e gravità\, come tutto il teatro di De Obaldia. Questo avviene grazie alla giustapposizione degli stili e dei generi più diversi nello spazio di una battuta. Una frase\, a volte\, basta a farci passare dal riso al pianto\, dalla leggerezza\, all’angoscia\, alla speranza\, al pessimismo. Alla svolta di una sola espressione può nascere la delicatezza\, il lirismo o la volgarità. \nCome se il riso fosse l’unica consolazione davanti a ciò che non va del mondo ed allo stesso tempo la poesia l’unico strumento di coinvolgimento e di redenzione per l’uomo. Un teatro “vivificante”\, come l’ha definito l’autore stesso\, che fa appello all’immaginazione creatrice e liberatrice\, che non si appesantisce di mode\, conformismi o didatticismi. \nLe due attrici\, forti della loro potenza espressiva\, ci conducono nella vicenda e alla riflessione più o meno severa o rassegnata sulla nostra epoca\, ma lo fanno in maniera indiretta; usando il linguaggio ed i meccanismi della follia e della fantasia assolute. \n  \n“Ciò che più mi lega a questo splendido autore – ha dichiarato Gaddo Bagnoli\, regista della compagnia – è proprio l’amore per le donne. Obaldia conosce molto bene il mondo femminile nei tratti umani e psicologici. Egli sa quello che ci insegna la scienza; le donne usano molto di più degli uomini la parte destra del cervello\, quella creativa\, quella che comprende\, quella che spesso fa centro perché usa l’istinto. \nNoi pensiamo – prosegue Bagnoli –  e lo diciamo ridendo fino alle lacrime\, che se l’elemento femminile avesse più spazio\, forse questo pianeta vivrebbe meglio. Infatti attraverso questi due personaggi intravediamo la possibilità di ‘spostare’ il nostro ruolo in questa esistenza; magari con un pizzico di follia\, potremmo vivere più felici.” \n\n … Mi parli ancora di Vittorio. La prima volta che lo incontrai fu al funerale di sua nonna. Si ricorda del funerale di sua nonna? Che bei tempi!…Mi ricordo eccome… è lui che l’ha uccisa.!…Guardi dopo una certa età è indecente non morire. Non solo indecente\, ma immorale.…Giustissimo.… Vuole che le racconti la storia?” \n  \n \n 
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DESCRIPTION:  \nMACCHINE \nTRILOGIA D’INDAGINE SULL’UOMO – seconda parte  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli e Marco Olivieri\nMusiche Originali Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nOrganizzazione generale Scimmie Nude\n Produzione Federica Maria Bianchi \nLo spettacolo ha debuttato il 7 gennaio 2010 al Teatro della Contraddizione di Milano\, nella  Stagione Sperimentale Europea 2009/2010 \n \nL’Uomo è sostanzialmente un animale\, molto evoluto\, ma pur sempre un animale e  reagisce con il corpo ad ogni stimolo che proviene del mondo esterno con una reattività fisica\, istintiva\, biochimica e automatica. Egli genera azioni che per somma e ripetizione creano comportamento\, ecco perché l’Uomo è come una Macchina. \nL’emozione e il pensiero nascono solo dopo quando\, per esistere\, dobbiamo distinguere la nostra soggettività da quella degli altri e vestiamo le nostre azioni meccaniche di un’altra natura. \nMa non possiamo pensare di  determinarci solo grazie a quello cui reagiamo. \nA tale scopo ci siamo inventati la società\, la religione\, crediamo di provare dei sentimenti\, di avere dei pensieri (giusti o sbagliati) e non accettiamo di essere semplicemente delle macchine reattive agli stimoli esterni che provengono dall’ambiente in cui viviamo. \nInfatti gli attori\, sulla scena\, si muovono secondo partiture di azioni prefissate\, sequenze fisico/verbali che tentano di dare una direzione al nostro fare\, al nostro esistere. Senza soluzione di sorta. \nLa percezione che abbiamo della nostra vita è un mosaico di immagini dato dalle nostre impressioni sensoriali\, ma il senso reale\, profondo\, ci sfugge indefinito\, sembra sempre che ci sia qualcosa di ‘sbagliato’. \nTre figure cangianti\, aspetti dell’umanità\, vivono situazioni che si ripetono inesorabilmente\, meccanismi del corpo\, del cuore e della mente che generano amore\, odio\, passione\, morte\, reazioni estreme e delicate\, tutto quello che noi animali-uomini siamo obbligati a vivere\, volenti o nolenti. \nConfusi nella moltitudine dell’umanità\, gli attori creano un tessuto di reazioni grazie alle quali il pubblico può cogliere la poesia al di là delle risposte automatiche\, prigioni della vita. \nUomini che nel tempo di uno spettacolo\, sono l’anello tra la meccanica dell’io\, il pensiero del tu e l’emozione del noi. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Uno spettacolo che sa essere\, contemporaneamente\, molto poetico e  incredibilmente ironico” \nPersi in Sala \n  \n“Un linguaggio fisico che stupisce e affascina per la sua immediatezza e ilare astrazione\, utilizzato con lucidità non comune e invidiabile controllo” \nTeatrimilano.it \n  \n“Un’analisi precisa e intelligente… lo spettacolo è esso stesso una macchina\, puntuale e impeccabile…si ride\, e molto anche\, fino a quando tutto si rivela per quello che è…” \nTeatro.org \n  \n“Il corpo emerge come il grande tema dello spettacolo\, o meglio la sua irrimediabile separazione dall’anima” \nLa Stampa \n  \n“Partiture prefissate che creano un solco profondissimo fra come si appare al mondo e il proprio vero io. All’interno una riflessione profondissima dove di continuo sfugge il senso ultimo dell’esistenza. In bilico fra poesia metafisica e profonda ironia” \nIl Giorno \nhttpv://youtu.be/cxURkxylH7Y \nhttpv://www.youtube.com/watch?v=Llw60wZ9Lkc \nREPLICHE \nStagione Sperimentale Europea 2010\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Verdi\, 2012\, Milano \nTeatro Out Off\, 2013\, Milano \n  \nMACHINES \nLittle symphony for bodies and voices \nTRILOGY OF RESEARCH ON MAN – second part \nDirected and written for the stage by Gaddo Bagnoli\nperformed by Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli e Marco Olivieri\nOriginal music by Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nEvent management Scimmie Nude\nProduced by Federica Maria Bianchi \nThe premiere was in January 7th 2010 at Teatro della Contraddizione in Milan\, Stagione Sperimentale Europea 2009/2010 \n \nThree changing characters built up through the observation and study of humanity surrounding us (now defining the way human beings are and can be in the world) experience a set of endlessly repeating\, never-changing situations; mechanisms of the heart and mind which give life to love\, hate\, passion\, death and all that we\, human animals\, are forced to live\, like it or not. \nThe way we feel our own life is just a mosaic of pictures shaped by our senses\, though the true meaning of it all escapes us\, is unclear\, and we feel there’s something “wrong” about it. That’s why the actors on stage follow a pattern of fixed actions and physical/verbal sequences that try to direct our actions and our life. With no solution at all. \nSince our bodies react to every urge of the world outside through physical\, instinctual\, biochemical and automatic reactivity\, they perform actions that make up what we call behavior through addition and repetition. \nThat’s why human beings are like machines. \nEmotion and thought occur later\, when\, in order to live\, we pretend our mechanical actions have a different nature\, so that we can differentiate them from other people’s. The performers\, mixed up within the human multitude\, create a carefully woven fabric of reactions that help the audience understand poetry regardless of automatic responses\, such prisons of life. \nWithin a single show\, actors become the link between the works of the “I”\, the thought of the “You” and the thrill of the “We”. \n\nA lawn\, a sloping ground and three white characters\, with no pre-arranged definition\, show us the contradictions and contrasts building up within the short circuit of our everyday life. The show develops on different levels\, from scenes enhancing Scimmie Nude’s physical theatre-performance accompanied by Francesco Canavese and Sebastiano Bon’s original music\, to intimate snapshots\, where the text multiplies into cruel forms. Irreverent irony produces moments of panic\, in the endless succession of genres. Poetry mixes up with the grotesque\, tragedy mingles with cruelty and the habits of a life torn between instants of pure joy and moments of deep misery: we’re at the mercy of events\, unable to mentally react and forced by our own nature to actions we do not acknowledge. \nDown to the end\, when we discover that there’s hope because\, after all\, our body lives in the worldly hell but our soul is in the sun. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Uno spettacolo che sa essere\, contemporaneamente\, molto poetico e  incredibilmente ironico” \nPersi in Sala \n  \n“Un linguaggio fisico che stupisce e affascina per la sua immediatezza e ilare astrazione\, utilizzato con lucidità non comune e invidiabile controllo” \nTeatrimilano.it \n  \n“Un’analisi precisa e intelligente… lo spettacolo è esso stesso una macchina\, puntuale e impeccabile…si ride\, e molto anche\, fino a quando tutto si rivela per quello che è…” \nTeatro.org \n  \n“Il corpo emerge come il grande tema dello spettacolo\, o meglio la sua irrimediabile separazione dall’anima” \nLa Stampa \n  \n“Partiture prefissate che creano un solco profondissimo fra come si appare al mondo e il proprio vero io. All’interno una riflessione profondissima dove di continuo sfugge il senso ultimo dell’esistenza. In bilico fra poesia metafisica e profonda ironia” \nIl Giorno \nhttpv://www.youtube.com/watch?v=Llw60wZ9Lkc \n\nRERUNS \nStagione Sperimentale Europea 2010\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Verdi\, 2012\, Milano \nTeatro Out Off\, 2013\, Milano
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SUMMARY:Corpi Senz'Organi
DESCRIPTION:  \n“CORPI SENZ’ORGANI” è il  saggio spettacolo finale dell’ Atelier Scimmie Nude 2012/2013. \nL’Atelier Scimmie Nude è il  centro di  ricerca permanente  della Scuola di Teatro Scimmie Nude e fucina di attori per le nuove produzioni della compagnia. \n  \nDopo il successo di maggio 2013 al Festival delle scuole di teatro milanesi negli spazi dell’Oca\, l ’Atelier Scimmie Nude ripropone\,  nei locali della scuola che hanno visto nascere il lavoro\, Corpi senz’organi. \nL’estratto di materiali \, tratti quasi interamente da testi di Artaud e coagulati  in una drammaturgia scaturita dal lavoro di tutto il gruppo\, verrà presentato in una versione riveduta  per l’occasione. \nL’occasione è quella dell’ apertura dell’anno didattico 2013 2014 della Scuola di Teatro Scimmie Nude. \n \n  \nCORPI SENZ’ORGANI \nDiretto da Gaddo Bagnoli \nAssistente Claudia Franceschetti \nCon \nRichard Falco \nMartina Fusè \nGianluca Ganda \nCecilia Montomoli \nLaura Rinaldi
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DESCRIPTION:PERVERSIONI  \nTRILOGIA D’INDAGINE SULL’UOMO – terza parte \nTesto e Regia Gaddo Bagnoli\nProduzione Federica Maria Bianchi\nAttori Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nMusiche Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nRealizzazione Scene Andrea Cavarra\nRealizzazione Costumi Roberta Vincenzi \n\nCon la collaborazione di IAN MAGILTON\, ROY HART THEATRE \nLo spettacolo ha debuttato  il 24 febbraio 2011 al Teatro della Contraddizione di Milano\, nella Stagione Sperimentale Europea 2010/2011 \n \nDopo i primi due capitoli della Trilogia di Indagine sull’Uomo le Scimmie Nude hanno presentato PERVERSIONI\, capitolo conclusivo della Trilogia. \nIntroduzione\nNella ricerca delle Scimmie Nude la perversione viene analizzata fuori dal ristretto ambito della patologia o degli attuali canoni sessuali della società. L’interesse si è concentrato sulla perversione come una capacità innata dell’uomo atta a travalicare gli stretti limiti della sua umana condizione. Consideriamo la perversione uno dei mezzi essenziali che l’uomo utilizza allo scopo di spostare in avanti le frontiere del possibile e di impedire che la realtà resti fissata una volta per tutte. L’uomo tenta di sfuggire dalla condizione personale e sociale cui è condannato per tutta la vita\, una fuga dalle leggi e dalle relazioni che ha intrecciato dentro e attorno a sé stesso. \nLo spettacolo\nUn tavolo\, specchio delle perversioni di una famiglia\, che diventa scivolo\, letto\, pulpito di un padre dispotico e gogna di un figlio impaurito e oppresso. Uno zio privo d’identità che perseguita una bambina\, figlia di una madre inetta e depressa. Il circo delle perversioni delle scimmie nude. Un percorso realizzato anche con la collaborazione di Ian Magilton e del Roy Hart Theatre\, uno dei centri di ricerca vocale più importanti al mondo. \nLa famiglia\, schema strutturale dentro il quale si è scelto di muoversi\, rappresenta l’intera nostra società. Una famiglia/azienda di sentimenti dove le perversioni ses¬suali sono solo un aspetto del problema e dove l’uomo è ad un tempo vittima e motore di esperienza per la sua stessa vita. Si crea una enig¬matica relazione tra perversione e creazione. Una creatività che scaturisce dalla sublimazione di tutti gli istinti sessuali racchiusi in noi. Sublimazione creativa che ci guida\, nello spettacolo\, a scoprire i meccanismi teatrali con i quali una moglie diventa schiava del marito e il marito di lei\, ci aiuta a capire perché un padre ha bisogno d’inventarsi giochi di po¬tere per mantenere il controllo sulla propria famiglia\, perché un bambino arriva a mangiare i propri escrementi\, perché uno zio non resiste alla semplice malizia di una nipotina.\nCosa spinge l’essere umano al di là di sé stesso e di quella che chiamiamo “normalità”? \nEsiste un nucleo perverso in ognuno di noi che può attivarsi in determinate circostanze personali o storiche. L’Umanità è di per sè perversa e questa sua peculiarità nascosta emerge\, spesso a livello sociale. Oggi ci sembra quanto mai necessario indagare in questo campo\, travolti\, come siamo\, da una rete di occupazioni e di relazioni che ci schiacciano sotto il peso della loro molteplicità\, delle troppe libertà del corpo\, del cuore e dello spirito: libertà che impediscono di scegliere veramente\, quindi\, di essere. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“I cinque personaggi si inseguono\, si respingono\, si umiliano\, si abbracciano\, si commiserano\, costruendo loop esilaranti e tic parossistici. Sempre sorridenti nelle foto-ricordo\, irriverenti  e crudeli come solo un familiare sa essere. Uno spettacolo che sa divertire toccando le corde più intime  e scuotere ponendo le domande più banali e quotidiane.” \nTeatri Milano \n  \n“Uno spettacolo molto fisico con numerosi punti di contatto con il mondo del circo\, in cui in alcuni momenti il tono grottesco lascia spazio alla confessione tragica” \nAlibi on line \n\nhttpv://youtu.be/-TOMbBQPx84  \n\nREPLICHE \nStagione Sperimentale Europea 2011\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Verdi\, Milano\, 2013 \n \nPERVERSIONS \nTRILOGY OF RESEARCH ON MAN- third part \nDirected and written for the stage by Gaddo Bagnoli\nProduced by Federica Maria Bianchi\nActors Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nOriginal music by Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nScene by  Andrea Cavarra\nCostumes by  Roberta Vincenzi \n\nWith the collaboration of  IAN MAGILTON\, ROY HART THEATRE \nThe premiere was in February  24th 2011 at Teatro della Contraddizione in Milan\, Stagione Sperimentale Europea 2010/2011 \n \nIn the research by Scimmie Nude Perversion is analyzed in  a way which is far from the narrow area of pathology or the current sexual meanings of society. Interest has been concentrated on Perversion as an inner inborn skill of man\,  which is able to go beyond the narrow limits of his human condition. Perversion has to be considered as one of the existential means that Man uses to put the frontiers of the possible forward and to prevent reality from being set once for all. Man tries to escape his personal and social condition at any rate\, it’s an escape from  the laws and the relationships he has established inside and around him. \nA table\, mirror of the perversions of  a family\, which turns into a slide\, bed and pulpit of  a despotic father and at the same time pillory of an oppressed and frightened child. An uncle without a precise identity who persecutes a child\, the daughter of an inept and depressed mother. The circus of the perversions of Scimmie Nude. An artistic path achieved also thanks to the collaboration of Ian Magilton and the Roy Hart Theatre\, one of the most important voice centers in the world. \nThe family\,  the structural pattern which has been chosen\, represents our whole society. A family/business of feelings where sexual perversions are only one side of the problem and where Man is at the same time victim and knowledge driving force for his own life. An enigmatic relationship between perversions and creation originates\, a creativity which arises from the sublimation of all the sexual instincts we hide. The same artistic  sublimation drives us in the show to find out the theatre mechanisms through which a wife becomes the slave of her husband and vice versa making us understand the reason why a father needs to invent power plays to keep his family under control and the reason why a child goes as far as eating his own shit and finally the reason why an uncle doesn’t resist to the innocent naughtiness of a niece. \nWhat drives a human being beyond himself and beyond what we are supposed to call “ normality”? \nMan seems to wish to escape the social and personal situation to which he is condemned for all his life\, an escape from the rules and the relationships he has established inside and around him. \nEach of us has a heart of perversions which can be activated under specific personal and historic circumstances. Humanity is depraved in itself and that hidden peculiarity often comes out  at a social level. It seems at least necessary to look into this field\, considering the way  we are overwhelmed by various events and relationships and by the freedom of the body\, heart and spirit\, freedom which prevents us from really choosing and therefore from being. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“I cinque personaggi si inseguono\, si respingono\, si umiliano\, si abbracciano\, si commiserano\, costruendo loop esilaranti e tic parossistici. Sempre sorridenti nelle foto-ricordo\, irriverenti  e crudeli come solo un familiare sa essere. Uno spettacolo che sa divertire toccando le corde più intime  e scuotere ponendo le domande più banali e quotidiane.” \nTeatri Milano \n  \n“Uno spettacolo molto fisico con numerosi punti di contatto con il mondo del circo\, in cui in alcuni momenti il tono grottesco lascia spazio alla confessione tragica” \nAlibi on line \n\nRERUNS \nStagione Sperimentale Europea 2011\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Verdi\, Milano\, 2013 \n 
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DESCRIPTION:  \nALIENI \nTESTO E REGIA Gaddo Bagnoli\nPRODUZIONE Scimmie Nude\nATTORI Angelo Bosio\, Ermelinda Ҫakalli\, Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli\,  Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nMUSICHE Sebastiano Bon e Francesco Canavese\n \nLo spettacolo è stato presentato sotto forma di studio il 3 maggio 2012 col il titolo “Sconnessioni” al Teatro della Contraddizione di Milano e ha debuttato nella sua forma definitiva con il titolo “Alieni” il 30 ottobre 2012 al Teatro Out Off di Milano. \n \nAlieni\, in pima nazionale all’Out Off dal 30 ottobre al 4 novembre 2012\, è uno spettacolo con 6 attori\, che tenta di indagare il rapporto tra l’individuo e la società\, attraverso un linguaggio del tutto originale. \nDopo la Trilogia d’Indagine sull’uomo e sulla sua intimità\, che ha impegnato la compagnia per quattro anni\, il nuovo progetto ha visto la luce a maggio 2012\, ed è stato presentato sotto forma di lavoro non compiuto al Teatro della Contraddizione. La produzione è ora pronta per andare in scena\, e le Scimmie Nude affrontano per la prima volta il problema del rapporto tra gli individui\, tra il singolo e gli altri.\nCosa succede all’uomo\, quando si mette in relazione con gli altri? Quali sono le sue reazioni? Come struttura la sua vita? Il progetto di ricerca Alieni\, tenta di indagare questo conflitto\, esplorando la capacità dell’uomo di adattarsi (o meno) a quello che la società gli impone. Questa indagine viene condotta con gli strumenti tipici della direzione artistica Scimmie Nude\, che da anni\, attraverso il proprio studio teatrale\, analizza l’Uomo per studiarne il comportamento\, la sua reattività animale e i rapporti reciproci con l’ambiente esterno. \nI sei personaggi senza nome di Alieni\, avvinti e sperduti in un coro metropolitano\, cominciano da una sensazione di distacco individuale dagli altri. L’essere sociale e l’essere individuale sono due realtà ben distinte ma interconnesse tra loro. I personaggi si cercano\, si inseguono\, ma ad un tempo si evitano nell’indifferenza e nella crudeltà più assolute. Essi si stringono in cori d’insieme e poi si abbandonano all’isolamento e alla solitudine. Attraverso i loro intrecci scenici\, vivono il loro perenne stato di disequilibrio sociale e personale. Per non sentirsi un semplice ingranaggio di una società nella quale non si rispecchiano mai fino in fondo e per garantire un’esistenza riconoscibile a se stessi e agli altri\, vogliono differenziarsi e mettersi in evidenza anche in maniera esagerata\, estrema e bizzarra. Attraverso questo comportamento riescono a mantenersi ‘a galla’ con una certa autostima. \n“In questa ricerca sta maturando il pensiero che l’esistenza umana nella sua pratica si consumi in questa eterna lotta tra l’individualità e la socialità – dice Gaddo Bagnoli\, regista e autore dello spettacolo – L’essere per sé e l’essere per gli altri dipendono reciprocamente l’uno dall’altro in quanto scopo e mezzo. Il desiderio dell’uomo di piacere al mondo e di essere stimato è fondamentale per potersi riconoscere.” \nI personaggi di Alieni hanno il problema di fondersi e allo stesso tempo di distinguersi dal proprio gruppo di appartenenza sia esso intimo (famiglia e amici) o sociale (lavoro\, religione\, sport\, eccetera).\nL’idea è che la conflittualità e l’inconciliabilità di tali esigenze non escluda il loro reciproco stretto legame e che in ognuna di esse sia insita la condizione dell’esistenza dell’altra.\nAncora una volta solo l’amore e l’accettazione possono rappresentare una via d’uscita da questa antica lotta di affermazione e di libertà\, che oggi prende sempre di più i contorni di un egoismo rabbioso\, cieco e disperato. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Le varie forme di aggressività intersoggettiva\, o fra il soggetto e la moltitudine (gli “altri”\, gli “alieni”)\,  \ne le strategie di convivenza (amicizia e amore compresi) necessarie per continuare ad esistere\, \n  vengono narrate in scena con linguaggi corporei stilizzati  ed espressivi” \nLa Stampa \nhttpv://youtu.be/WcU3wCAiaLU \nREPLICHE  \nStagione Sperimentale Europea 2012\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Out Off\, 2012\, Milano \n  \nALIENS \nDIRECTED BY Gaddo Bagnoli\nPRODUCED BY Scimmie Nude\nACTORS Angelo Bosio\, Ermelinda Ҫakalli\, Claudia Franceschetti\, Andrea Magnelli\,  Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\nORIGINAL MUSIC BY  Sebastiano Bon e Francesco Canavese\nEVENT MANAGEMENT Scimmie Nude \nThe show was performed in Milan at Teatro della Contraddizione  as a work in progress called  “Sconnections” in  May 3rd 2012. The definitive premiere with thw title Aliens  was in  October 30th 2012  at Teatro Out Off in Milan. \n \nAfter the Trilogy of Research on Man and his intimacy\, on which the company has worked for four years\, for the first time the Scimmie Nude tackle the relationships between people\, between the individual and others. What happens to Man\, when he relates with others? What are his reactions? How does he structure his life? The Aliens research project attempts to investigate this conflict\,  exploring Man’s ability to adapt (or not) to what society forces onto him. \nThis investigation is carried out with the tools that are typical of the Scimmie Nude artistic direction\, who for years\, through their own theatrical studio\, have analysed Man in order to study his behaviour\, his animal reactivity and the reciprocal relationships with the external environment. The form of scenic action developing in this direction is “cruel”. A perverse action\, against the coherence of the naturalistic “speech”. The ambition is that of referring to the body that which one would want to say in words. Only our body and the physical contact with other people will allow us to ‘live’\, because we do not have a body\, we are our body. Again\, love and acceptance only can represent a way out from this ancient struggle for achievement and freedom that is becoming more and more similar to furious\, blind and desperate egotism. \nOften as we walk down the street or travel by train or on the metro\, when we are in a crowded public space\, a feeling of “otherness” emerges in us towards the others\, as if we were surrounded by strangers\, by aliens. The six nameless characters of this performance\, captivated and lost in a metropolitan choir\, start here\, from this feeling of individual detachment from others. Our social being and  our individual being are two distinct and yet interconnected realities. Our characters search for each other\, follow each other\, but at the same time avoid each other in absolute indifference and cruelty. They gather close in collective choirs and then abandon themselves to isolation and solitude. \nRelationships with other people feed and develop our journey on earth in all directions\, and partially determine our personality. The animal Man is genetically programmed not to live alone: we could not be born\, grow up\, develop feelings and intellect outside a social context. We are at the same time independent and conditioned by others. \nOur characters\, souls of the world\, show themselves in moments of life: love\, friendship\, politics\, solidarity\, confrontations and choices but the consciences of our characters\, the individual and social ones\, often clash. We’ve come to think that the practice of human life is burning itself out in this endless struggle between individuality and sociality. Being for oneself and being for other people depend on each other since they’re at the same time aim and means. We love to think that the conflict and incompatibility of these rival needs do not exclude their mutual bond\, and that each determines the other’s life. \nIn fear of contact with others\, so cumbersome and compromising\, we objectify social relationships and to protect ourselves from the invasion (alien to us) of others we distance ourselves and dig a trench that cannot but begin a personal war against the world\, or worse\, a form of indifference that leads to solitude and isolation. We do not wish to feel like we’re merely a cog in a society that does not really represent us\, but wish to live a life which we and our dear ones can call our own: that’s why we want to be different\, and draw attention on us\, even excessively\, extremely and weirdly. This kind of behavior will let us survive while keeping our self-esteem. \n \nESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA \n(rassegna stampa completa disponibile nella sezione Ufficio Stampa) \n“Le varie forme di aggressività intersoggettiva\, o fra il soggetto e la moltitudine (gli “altri”\, gli “alieni”)\,  \ne le strategie di convivenza (amicizia e amore compresi) necessarie per continuare ad esistere\, \n  vengono narrate in scena con linguaggi corporei stilizzati  ed espressivi” \nLa Stampa \n\nRERUNS \nStagione Sperimentale Europea 2012\, Teatro della Contraddizione\, Milano \nTeatro Out Off\, 2012\, Milano \n  \n 
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SUMMARY:I CENCI
DESCRIPTION:I CENCI \ndi Antonin Artaud \nAdattamento e regia Gaddo Bagnoli\nCon Angelo Bosio\, Michela Bologna\, Eri Cakalli\, Paola Figini\, Claudia Franceschetti\, Federica Garavaglia\, Elena Lietti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Stefania Morino\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\, Tania Ricciardi\, Eleonora Zampierolo\nCo-produzione Atélier Scimmie Nude – Federica Maria Bianchi \n \n\nLo  stile “crudele” delle Scimmie Nude  che si ispira all’opera di Artaud\, nasce come ricerca di un nuovo percorso teatrale che tocchi le  radici più intime dell’attore attraverso il rigore del lavoro sulla propria intima reattività creativa e sui temi che egli affronta.\nIl teatro della crudeltà presuppone una crudezza dell’attore verso se stesso per aprire il proprio cuore e per essere onesto\, sincero e puro nei confronti del pubblico\, attraverso lo spettacolo delle sue azioni e delle sue parole. \nL’attore graffia il suo cuore grazie alla propria apertura intima teatralizzandola\, diventa il tormento di se stesso: sia comico che tragico.\nLa parola crudeltà deve essere intesa in senso lato e non nell’accezione fisica e rapace che di solito le si attribuisce. Dal punto di vista dello spirito\, crudeltà significa rigore\, applicazione e decisione implacabili\, determinazione irreversibile\, assoluta. L’attore nutre interesse per tutti i momenti limite della vita\, ad esempio per i sogni\, le visioni crudeli\, i pensieri cattivi\, eccetera\, che devono essere anch’essi teatralizzati\, cioè tradotti in partitura di scena.\nInfatti i sogni \, le visioni\,  gli incubi e quant’altro\, sono estremi come l’intima realtà della scena\, dove l’artista organizza la propria reattività e vive davvero come un sapiente animale: una scimmia nuda. \nLo spettacolo \nI CENCI\, tratto da una storia vera\, viene scritto da Artaud come testo che concretizzi la sua idea di ‘dramma crudele’. L’azione è ambientata a Roma\, nel 1599.\nIl Conte Cenci\, dopo aver commesso un delitto\, è riuscito a sfuggire al carcere grazie alla mediazione di Camillo\, che intercedendo presso il papa\, commuta la sua pena in una confisca di terre. Ma Cenci è ben lungi dal pentimento: travolto dal suo stesso furore distruttivo organizza un ricevimento durante il quale festeggia la morte dei suoi figli  minacciando tutti gli invitati\, poi\, interpretando fino in fondo il suo ruolo di  anticristo\, torturerà la moglie Lucrezia e violenterà la figlia Beatrice…\nPer Artaud la responsabilità individuale del male e dell’ingiustizia si propaga all’ intera società. Nessuno è innocente se non reagisce con coscienza e libertà alle forze del male. Vittime e colpevoli sono risucchiati dallo stesso gorgo d’infamia e di morte.\nEsiste in una società una data quantità di “male” latente che si localizza su di uno o più individui corrompendo poi tutte le anime di quel popolo\, nessuno escluso. Due allora sono le soluzioni possibili: o una distruzione totale o un’estrema purificazione. Noi\, oggi\, di fronte a tanta violenza\, nutriamo la segreta speranza per la seconda soluzione. \nIl lavoro de I Cenci è nato dall’Atélier Scimmie Nude 2010/2011 ed è diventato una nuova produzione della compagnia. L’Atélier ha l’obiettivo di continuare la ricerca in atto nelle Scimmie Nude\, unendo tra loro professionalità diverse che abbiano voglia di sperimentare un nuovo modo di fare teatro\, che nasce\, cresce e si sviluppa a partire dalle innovazioni e suggestioni di Gaddo Bagnoli che vengono applicate poi praticamente nel lavoro d’attore. L’Atélier rappresenta una fucina per la scoperta di nuovi giovani talenti da affiancare agli attori stabili della compagnia. \n \nI CENCI \ndi Antonin Artaud \nAdattamento e regia Gaddo Bagnoli\nCon Angelo Bosio\, Michela Bologna\, Eri Cakalli\, Paola Figini\, Claudia Franceschetti\, Federica Garavaglia\, Elena Lietti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Stefania Morino\, Marco Olivieri\, Laura Rinaldi\, Tania Ricciardi\, Eleonora Zampierolo\nOrganizzazione e ufficio stampa Francesca Audisio\nCo-produzione Atélier Scimmie Nude – Federica Maria Bianchi \n \nIntroduzione\nLo  stile “crudele” delle Scimmie Nude  che si ispira all’opera di Artaud\, nasce come ricerca di un nuovo percorso teatrale che tocchi le  radici più intime dell’attore attraverso il rigore del lavoro sulla propria intima reattività creativa e sui temi che egli affronta.\nIl teatro della crudeltà presuppone una crudezza dell’attore verso se stesso per aprire il proprio cuore e per essere onesto\, sincero e puro nei confronti del pubblico\, attraverso lo spettacolo delle sue azioni e delle sue parole. \nL’attore graffia il suo cuore grazie alla propria apertura intima teatralizzandola\, diventa il tormento di se stesso: sia comico che tragico.\nLa parola crudeltà deve essere intesa in senso lato e non nell’accezione fisica e rapace che di solito le si attribuisce. Dal punto di vista dello spirito\, crudeltà significa rigore\, applicazione e decisione implacabili\, determinazione irreversibile\, assoluta. L’attore nutre interesse per tutti i momenti limite della vita\, ad esempio per i sogni\, le visioni crudeli\, i pensieri cattivi\, eccetera\, che devono essere anch’essi teatralizzati\, cioè tradotti in partitura di scena.\nInfatti i sogni \, le visioni\,  gli incubi e quant’altro\, sono estremi come l’intima realtà della scena\, dove l’artista organizza la propria reattività e vive davvero come un sapiente animale: una scimmia nuda. \nLo spettacolo \nI CENCI\, tratto da una storia vera\, viene scritto da Artaud come testo che concretizzi la sua idea di ‘dramma crudele’. L’azione è ambientata a Roma\, nel 1599.\nIl Conte Cenci\, dopo aver commesso un delitto\, è riuscito a sfuggire al carcere grazie alla mediazione di Camillo\, che intercedendo presso il papa\, commuta la sua pena in una confisca di terre. Ma Cenci è ben lungi dal pentimento: travolto dal suo stesso furore distruttivo organizza un ricevimento durante il quale festeggia la morte dei suoi figli  minacciando tutti gli invitati\, poi\, interpretando fino in fondo il suo ruolo di  anticristo\, torturerà la moglie Lucrezia e violenterà la figlia Beatrice…\nPer Artaud la responsabilità individuale del male e dell’ingiustizia si propaga all’ intera società. Nessuno è innocente se non reagisce con coscienza e libertà alle forze del male. Vittime e colpevoli sono risucchiati dallo stesso gorgo d’infamia e di morte.\nEsiste in una società una data quantità di “male” latente che si localizza su di uno o più individui corrompendo poi tutte le anime di quel popolo\, nessuno escluso. Due allora sono le soluzioni possibili: o una distruzione totale o un’estrema purificazione. Noi\, oggi\, di fronte a tanta violenza\, nutriamo la segreta speranza per la seconda soluzione. \nIl lavoro de I Cenci è nato dall’Atélier Scimmie Nude 2010/2011 ed è diventato una nuova produzione della compagnia. L’Atélier ha l’obiettivo di continuare la ricerca in atto nelle Scimmie Nude\, unendo tra loro professionalità diverse che abbiano voglia di sperimentare un nuovo modo di fare teatro\, che nasce\, cresce e si sviluppa a partire dalle innovazioni e suggestioni di Gaddo Bagnoli che vengono applicate poi praticamente nel lavoro d’attore. L’Atélier rappresenta una fucina per la scoperta di nuovi giovani talenti da affiancare agli attori stabili della compagnia. \n  \n \n 
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SUMMARY:EMIGRANTI
DESCRIPTION:EMIGRANTI \ndi  S. Mrozek \nRegia di Gaddo Bagnoli\ncon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nQuesto testo estremamente comico\, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico\, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti\, due uomini prima di tutto. \nI loro discorsi\, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna\, oltre al precario alloggio\, è il fatto che provengono dallo stesso paese.\nAA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa\, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo\, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo\, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”\nXX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli)\, istintivo e probabilmente di famiglia contadina\, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA\, infatti\, lo ammonisce:\n-“ Laggiù sei schiavo dello stato\, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.” \nUna disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’\, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’\, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate\, che a tratti lascia l’amaro in bocca\, infatti le loro incomprensioni\, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune\, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra\, ma soprattutto per i propri affetti lontani. \nMa è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità\, mostrano tutto il loro spessore drammatico\, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime. \n \n  \n \nEMIGRANTI \ndi  S. Mrozek \nRegia di Gaddo Bagnoli\ncon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 27 aprile 2006 allo Spazio Zazie di Milano. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nQuesto testo estremamente comico\, ma anche asciutto e severo che Mrozek scrisse nel 1974 è fondato sul contrasto dialettico\, sociale e culturale che mette a confronto i due protagonisti: due poveri emigranti\, due uomini prima di tutto. \nI loro discorsi\, le voci ed i rumori che provengono da fuori e dall’appartamento che sta sopra di loro ci aiutano a percepire le vibrazioni ostili di una città straniera. La storia che li accomuna\, oltre al precario alloggio\, è il fatto che provengono dallo stesso paese.\nAA (Igor Loddo) è l’intellettuale amareggiato e deluso: una figura complessa\, un uomo in fuga dai condizionamenti politici sociali di un regime oppressivo\, che si dibatte tra le sue frustrazioni ed il suo inquieto anarchismo. Egli farnetica in continuazione di scrivere un libro cinico e spietato sull’uomo\, uno sfogo finale per giustificare le sue e le nostre sconfitte: -“ Sull’uomo allo stato puro cioè sullo schiavo…..”\nXX è il proletario grezzo (Andrea Magnelli)\, istintivo e probabilmente di famiglia contadina\, venuto nella grande città occidentale per lavorare e fare soldi. AA\, infatti\, lo ammonisce:\n-“ Laggiù sei schiavo dello stato\, qui della tua cupidigia. E senza speranza di liberazione.” \nUna disputa fra due poveracci fatta di incomprensioni che nascono dalla diversa sensibilità e dal differente livello culturale. In questo ‘dibattersi’\, una lunga e tenace battaglia tra ‘poveri’\, la vocazione comica e grottesca di Mrozek ci travolge in un turbine di risate\, che a tratti lascia l’amaro in bocca\, infatti le loro incomprensioni\, le loro critiche e accuse reciproche sono pervase da un denominatore comune\, un celato sentimento d’inconfessata nostalgia per la propria terra\, ma soprattutto per i propri affetti lontani. \nMa è qui che i personaggi oltre alla loro irresistibile comicità\, mostrano tutto il loro spessore drammatico\, perché l’angosciata diatriba tra i personaggi riflette con maggior evidenza l’aspetto esistenziale della solitudine e dell’incomunicabilità tra uomini-vittime.
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SUMMARY:AMLETO
DESCRIPTION:AMLETO \ndi W. Shakespeare \nregia di Gaddo Bagnoli \ntraduzione e adattamento di Gaddo Bagnoli\nCon Alessandro Chieregato\, Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\n con la collaborazione di Eugenio Allegri\nMusiche di Sebastiano Bon e Francesco Canavese \nDisegno luci di Massimo Mennuni\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio\n Produzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2003. \nSi ringrazia Eugenio Allegri  per la consulenza sull’uso delle maschere. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \nIl testo di Shakespeare\, nel nostro spettacolo\, è ridotto notevolmente rispetto alla sua forma originaria. Sono assenti tutti i personaggi non essenziali allo sviluppo narrativo del dramma\, compresi Rosencrantz e Guildenstern.  \nL’interesse della regia si è concentrato sul nucleo essenziale della vicenda\, basandosi sulle precedenti edizioni del testo dell’Amleto e sugli studi raccolti sul più antico testo dell’Ur – Hamlet\,  isolando quale motore drammaturgico della storia il personaggio dello spettro che appare come elemento caleidoscopico sia per la visione che per la interpretazione degli eventi che innesca nella storia stessa; da qui la traduzione e l’adattamento di Gaddo Bagnoli.   \nIl gruppo ha lavorato inoltre con Eugenio Allegri\, che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo Amleto per quanto riguarda alcune scene sviluppando un percorso creativo sull’uso della maschera nella Commedia dell’Arte.   \nLO SPETTACOLO  \nUna doppia serie di quinte nere aggettanti incombe su un grande tappeto rosso e su pochi elementi che compongono lo spazio scenico: le 7 spade d’acciaio che danzano creando effetti di luce\, gli inquietanti kimono neri dello spettro\, il praticabile che accoglie i tamburi / trono che diventa un altro suggestivo luogo dell’azione da cui si diparte uno scivolo che diventa a sua volta l’incestuoso letto della regina e il luogo delle cadute di Amleto\, le rocce / teschio del castello di Elsinor\, i particolari tessuti dei costumi che esprimono in maniera antinaturalistica lo spirito dell’essenza dei personaggi.  \nLe atmosfere ora rarefatte\, ora potenti\, scandite dalle  musiche originali (composte appositamente per lo spettacolo e in parte eseguite dal vivo con l’utilizzo di tamburi in scena) rendono la rappresentazione carica di  momenti suggestivi in uno scorrere fluido ed emozionante.  L’alternanza di momenti giocosi e divertenti e di momenti drammatici ed intensi rendono il lavoro affascinante ed evocativo di significati concernenti l’Uomo.   \nQuello che soprattutto ci interessa di Amleto è il suo continuo interrogarsi sull’esistenza umana e sulla sua essenza\, inciampando costantemente insieme a tutti gli altri personaggi in una spirale di  contraddizioni che rendono ancora più profondo il suo dramma. La nostra attenzione è stata in particolare rivolta alla struttura narrativa della storia perché la vicenda e i suoi contenuti non risultino incomprensibili al pubblico e siano porti con semplicità a chi assiste.   Amleto rappresenta l’umanità: chi lo guarda si vede in uno specchio deformato e sa che tutta la sua comicità prorompente trasfigura tutto il suo e il nostro terrore di vivere.  \n“Chi vorrebbe vivere sopportando il peso di una vita stanca se non ci fosse l’angoscia di quel che c’è dopo la morte a paralizzare la nostra volontà e farle scegliere mali che abbiamo ad altri che non conosciamo…essere o non essere. Questo è il problema.” \n\n \nAMLETO \ndi W. Shakespeare \nregia di Gaddo Bagnoli \ntraduzione e adattamento di Gaddo Bagnoli\nCon Alessandro Chieregato\, Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\n con la collaborazione di Eugenio Allegri\nMusiche di Sebastiano Bon e Francesco Canavese \nDisegno luci di Massimo Mennuni\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2003. \nSi ringrazia Eugenio Allegri  per la consulenza sull’uso delle maschere. \nSpettacolo non più in repertorio. \n \n  \n  \nIl testo di Shakespeare\, nel nostro spettacolo\, è ridotto notevolmente rispetto alla sua forma originaria. Sono assenti tutti i personaggi non essenziali allo sviluppo narrativo del dramma\, compresi Rosencrantz e Guildenstern.  \nL’interesse della regia si è concentrato sul nucleo essenziale della vicenda\, basandosi sulle precedenti edizioni del testo dell’Amleto e sugli studi raccolti sul più antico testo dell’Ur – Hamlet\,  isolando quale motore drammaturgico della storia il personaggio dello spettro che appare come elemento caleidoscopico sia per la visione che per la interpretazione degli eventi che innesca nella storia stessa; da qui la traduzione e l’adattamento di Gaddo Bagnoli.   \nIl gruppo ha lavorato inoltre con Eugenio Allegri\, che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo Amleto per quanto riguarda alcune scene sviluppando un percorso creativo sull’uso della maschera nella Commedia dell’Arte.   \nLO SPETTACOLO  \nUna doppia serie di quinte nere aggettanti incombe su un grande tappeto rosso e su pochi elementi che compongono lo spazio scenico: le 7 spade d’acciaio che danzano creando effetti di luce\, gli inquietanti kimono neri dello spettro\, il praticabile che accoglie i tamburi / trono che diventa un altro suggestivo luogo dell’azione da cui si diparte uno scivolo che diventa a sua volta l’incestuoso letto della regina e il luogo delle cadute di Amleto\, le rocce / teschio del castello di Elsinor\, i particolari tessuti dei costumi che esprimono in maniera antinaturalistica lo spirito dell’essenza dei personaggi.  \nLe atmosfere ora rarefatte\, ora potenti\, scandite dalle  musiche originali (composte appositamente per lo spettacolo e in parte eseguite dal vivo con l’utilizzo di tamburi in scena) rendono la rappresentazione carica di  momenti suggestivi in uno scorrere fluido ed emozionante.  L’alternanza di momenti giocosi e divertenti e di momenti drammatici ed intensi rendono il lavoro affascinante ed evocativo di significati concernenti l’Uomo.   \nQuello che soprattutto ci interessa di Amleto è il suo continuo interrogarsi sull’esistenza umana e sulla sua essenza\, inciampando costantemente insieme a tutti gli altri personaggi in una spirale di  contraddizioni che rendono ancora più profondo il suo dramma. La nostra attenzione è stata in particolare rivolta alla struttura narrativa della storia perché la vicenda e i suoi contenuti non risultino incomprensibili al pubblico e siano porti con semplicità a chi assiste.   Amleto rappresenta l’umanità: chi lo guarda si vede in uno specchio deformato e sa che tutta la sua comicità prorompente trasfigura tutto il suo e il nostro terrore di vivere.  \n“Chi vorrebbe vivere sopportando il peso di una vita stanca se non ci fosse l’angoscia di quel che c’è dopo la morte a paralizzare la nostra volontà e farle scegliere mali che abbiamo ad altri che non conosciamo…essere o non essere. Questo è il problema.”
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SUMMARY:IL MARE
DESCRIPTION:IL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\n Organizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studio sull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \nIL MARE  \ndi Edward Bond  \nUno spettacolo di Gaddo Bagnoli\ncon Claudia Franceschetti\, Igor Loddo\, Andrea Magnelli\, Valentina Maselli\, Marco Olivieri\nMusiche originali di Gaetano Liguori\nOrganizzazione Francesca Audisio\nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato il 28 ottobre 2005 al Teatro Espace di Torino. \nSpettacolo non più in repertorio \n\n\n  \nINTRODUZIONE \nIl lavoro parte da un pensiero comune\, da una constatazione che appartiene ormai alla modernità: la mancanza di un contenuto preciso nelle cose\, il privilegiare la forma rispetto all’essenza\, la non univocità del contenuto di una cosa\, quindi la sua vaghezza\, la sua indeterminatezza.Questa follia\, che non trae spunto da una piécè ioneschiana o ancora meglio beckettiana\, si concretizza essenzialmente in un pensiero\, su di una considerazione che noi tutti possiamo fare oggi: non esiste più il centro delle cose. \nLa perdita del centro\, cioè la perdita di un punto fisso di riferimento e di confronto all’interno della propria società non è certo una scoperta nuova\, basta leggere Morin\, Deleuze ed altri insigni sociologi e filosofi ad essi affini\, ma ciò ch’è più interessante è che il nostro modo di pensare è cambiato e sta cambiando in poche decine d’anni.\nOggi non c’è più un centro attorno al quale ruotare\, all’ombra del quale vivere\, ma soprattutto nel quale credere.\nA volte il centro è completamente scomparso\, come per le ideologie partitiche a livello politico\, o i referenti culturali presenti in una data società ai quali un tempo era demandato tutto il sapere. A volte il centro è stato sostituito da una realtà più complessa fatta di tanti centri.Questa situazione nuova crea quello spaesamento di cui noi tutti spesso ci sentiamo vittime. \nForse\, oggi\,  una delle radici per l’interpretazione della parola egoismo che rappresenta il punto di partenza del nostro lavoro e che non presenta solo aspetti negativi\, ma sicuramente ci isola dagli altri\, sta proprio in questo: non capiamo più qual è il centro delle cose e tutte le nostre energie e le nostre speranze non possono che rivolgersi verso l’unico dato certo: noi stessi. \nLO SPETTACOLO \nSulla costa di un piccolo villaggio inglese naufraga una piccola imbarcazione con due uomini a bordo\, uno dei due si salva\, Willy lo straniero\, l’altro\, Colin abitante del villaggio in procinto di sposarsi con Rose\, muore nel tragico evento.\nWilly viene accolto in modi diversi dagli abitanti del villaggio. La Rafi\, la zia di Rose accoglie con affetto e devozione l’amico del mancato sposo della sua adorata nipote. Hatch\, proprietario del negozio di stoffe assieme ai due amici Thompson e Hollarcut\,  crede che la terra stia subendo un’invasione da parte degli extraterrestri e vede in Willy uno di loro venuto a distruggere la civiltà umana. Attraverso una serie di rocamboleschi avvenimenti assisteremo al comico delirio di Hatch che lo porterà alla follia\, alle esibizioni canore e teatrali della Rafi e delle sue compaesane nelle vesti di attrici e cantanti\, alla struggente storia d’amore tra Rose e Willy e alle toccanti note filosofiche del vecchio marinaio Evens in un finale tutto da scoprire. \nL’andamento dello spettacolo si muove continuamente tra  due poli estremi:  tragico e comico. Il Mare\, nasce come uno studiosull’individualità dell’uomo\, sempre più solo e impaurito dal mondo degli altri uomini. \nLo spettacolo si presenta come una suite per pianoforte e attori e le musiche originali sono di Gaetano Liguori. Un pianoforte e le musiche suonate dal vivo fanno da cornice allo spettacolo e diventano spunto narrativo per gli attori in scena.“ \nCome si può sfuggire a se stessi\, o a quello che è successo o al futuro? Questo è un mondo ben strano…\nPerché tanta paura? Non delle cose dello spazio\, ma di noi stessi. Noi stiamo diventando cose di un altro mondo sulla nostra terra…Si deve vivere attraverso i particolari\, sono i particolari che fanno la tragedia…e senza la tragedia nessuno può ridere: ci saranno soltanto disciplina e pazzia. Forse diventerà un mondo migliore.” \n \n 
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SUMMARY:TRAGICO SUO MALGRADO – Cechov
DESCRIPTION:TRAGICO SUO MALGRADO \ndi A. Cechov \nRegia di Gaddo Bagnoli\nCon Igor Loddo e Andrea Magnelli\nOrganizzazione Generale Francesca Audisio \nProduzione Scimmie Nude \nLo spettacolo ha debuttato nel 2005 \nSpettacolo non più in repertorio \n  \nIl personaggio di Tolkakov incarna fin dall’inizio tutte le premesse per apparire come un vulcano che sta per esplodere. \nNel corso del racconto della sua infinita giornata al suo amico Muraskin esploderà in un crescendo fisico esilarante che lo renderà\, appunto\, tragico controvoglia. \nL’atto unico di Cechov si colloca quindi molto bene in diverse situazioni e scenari. Lo spettacolo si presenta come uno specchio della realtà\, poiché Ĉechov riteneva che anche se il pubblico era maggiormente interessato agli eroi e alle eroine\, alle dichiarazioni d’amore e agli effetti scenici\, nella vita reale questo non avveniva mai: il teatro doveva allora servire per mostrare ciò che faceva parte davvero delle vita reale\, ovvero il mangiare\, il bighellonare\, il giocare… \nQuesto fa parte di tutti gli atti unici di Checov che si presentano dunque come gioielli di ritmo\, agilità\, invenzione comica e nello stesso tempo come un qualcosa che presenta una leggera amarezza di fondo. \n…la mia consorte già da tempo sta di vedetta. Hai appena fatto in tempo a buttar giù un boccone che lei\, zacchete\, dà addosso a questo poveraccio: che ne direste di qualche spettacolo di filodrammatici o di una pista da ballo? Protestare non serve.…ed ecco che finalmente raggiungi lo scopo: ti spogli e ti corichi a letto. Tutto è così bello\, poetico: stai al caldo\, i bambini nella stanza accanto non strillano\, la consorte non c’è \, la coscienza è pulita…zzzzz…le zanzare!!! Una delle piaghe d’Egitto\, l’inquisizione spagnola\, maledette carogne!!…
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