Danza alla Rovescia delle Scimmie Nude

25 febbraio 2015 · di bresciainscena · in arti performative, teatro. ·

Una scenografia che dice manicomio: al centro, un lettino sistemato con un solo materasso sudicio, a destra un catino d’acqua, a sinistra uno sgabello e, dal soffitto, scendono le cinghie di una camicia di forza, dotate di ganci.

Un prologo che conferma manicomio: una donna si contorce agitata, sul letto, con convulsioni e movimenti concitati, come a riprodurre un elettroshock o un trattamento inquietante.

Ci si aspetterebbe un discorso folle, un farneticare ronzante e invece ascoltiamo il ragionamento lucido ed impeccabile di una figura che crede nel corpo e nella materia organica, verso cui manifesta una fede incondizionata, un culto dogmatico.

Claudia Franceschetti danza, sì, ma si fa possedere dalle movenze spontanee e fisiologiche di un corpo accorto, che accusa le influenze del mondo che ci circonda, che indaga il pensiero individuale e universale. Mentre l’immaginario associa la danza al controllo dei muscoli, alla modulazione e all’armonia, le Scimmie Nude ci mostrano una danza rovesciata, consapevole della propria fisicità e a disagio di fronte alla scissione tra l’anatomia e l’identità dell’essere umano di una contemporaneità bulimica e sterile.

La conflittualità analitica tra il dentro e il fuori riprende la poetica di Antonin Artaud, tormentato dal dramma quotidiano, dal malessere della passività e rifugiato nelle viscere di un animo fragile, che è spirito fatto di carne, muscoli, legamenti e sangue.

L’urgenza della consapevolezza corporea diventa cerimoniale liturgico, arrivando a toccare le note del misticismo e del rituale tribale, che a tratti sfiora l’invocazione ascetica, per cui vale la pena sacrificare la ragione, abbandonandosi alla purezza di una natura crudele e profondamente autentica.

Musiche evocative; drammaturgia dosata e sensoriale: sinestesie testuali con un effetto materico che coinvolge tutti i sensi, fino al tatto, che viene celebrato con un incontro diretto col pubblico, una provocazione epidermica «Colpisca questo corpo». Geniali i momenti di ironia seminati nell’opera, che avvicinano lo spettatore con un’empatia palpabile, nonostante l’ansia ridondante del confronto con un mondo malato, che rinnega la propria natura.

Claudia Franceschetti interpreta una figura rapace, muovendosi in uno spazio segregato, che tuttavia non ostacola il pensiero visionario. Tutto di lei convince: il parlato singhiozzato, i movimenti cigolanti, le orbite degli occhi sospettose e allerta, i sospiri, le piccole risate come intercalare e mantra di quella che è una vocazione; reinventare il corpo per una vita nuova, una seconda occasione. Il corpo si muove, ma non solo. Anche la voce si esibisce in una danza ben strutturata con cambi di volumi e di registri: pancia, gola, naso, senza stridere, senza risultare banale, senza mai stonare.

Danza alla Rovescia si merita a piene mani il titolo di uno dei migliori spettacoli del 2014, e Claudia Franceschetti quello di attrice bresciana più promettente del momento.