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“Esistono centonovantatre specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione nudo che si è auto – chiamato Homo Sapiens. Questa razza eccezionale ed estremamente capace trascorre molto tempo ad esaminare i propri movimenti più nobili ed altrettanto ad ignorare accuratamente quelli fondamentali.
E’ orgogliosa di possedere il cervello più voluminoso tra tutti i primati…si tratta di uno scimmione che usa molto i propri mezzi vocali, ha un acuto senso dell’esplorazione ed è rappresentato da molti esemplari, per cui è ormai tempo di esaminare il suo comportamento fondamentale…
Pur nel diventare tanto erudito, l’Homo sapiens è rimasto uno scimmione nudo che nell’acquistare nuovi ed elevati moventi non ha perso nessuno dei moventi più bassi. Spesso ciò gli provoca un certo imbarazzo ma i suoi antichi impulsi gli appartengono da milioni di anni, i nuovi solo da qualche millennio e non vi è alcuna speranza che egli possa scuotere rapidamente via l’eredità genetica che si è accumulata durante tutto il suo passato evolutivo.
Sarebbe un animale molto meno preoccupato e più soddisfatto di sé se solo affrontasse questa realtà…”
(Desmond Morris – La Scimmia Nuda)
Come Desmond Morris studia l’animale uomo con un testo divertente, sconvolgente ma anche di rigore scientifico, noi Scimmie Nude cerchiamo di capire come l’uomo vive nella società di oggi e di ieri, quali sono i suoi impulsi primari, quali le sue reazioni di fronte alle difficoltà e come esso si muove a confronto con gli altri uomini.
Quello che vogliamo fare attraverso il teatro, è dimostrare che l’uomo rimane essenzialmente un primate, una scimmia in crisi, che segue nella vita sociale e sessuale i modelli di comportamento fissati dalla società ma che spesso si lascia andare ai suoi istinti primordiali e, di fronte ad essi, si ritrova smarrito e ferito.
Il nostro vuole dunque essere un Teatro d’Indagine sull’uomo, che miri allo studio di noi stessi, un teatro che sia luogo di confronto e di incontro con il pubblico, che deve sempre identificarsi in quello che vede. Partire da noi stessi, dal nostro modo di muoverci, di interagire, di amare e di scontrarci l’uno con l’altro attraverso uno studio mirato volto alla creazione di un nuovo modo di intendere l'azione scenica. Un'azione crudele, contro la coerenza del discorso naturalistico. Non si tratta di inventare un nuovo linguaggio nè di primitivizzare quello attuale, ma di demandare al corpo quello che si vorrebbe dire con le parole: rifondare fisicamente la società. |